Come diventare tatuatore: intervista a Johnny Cobalto

by: dicembre 4, 2014


johhny-cobalto

Qualche giorno fa abbiamo descritto qual è il percorso da seguire per diventare tatuatore. Abbiamo visto che ci sono una vasta varietà di scuole e corsi che si possono frequentare prima di dare l’esame apposito che serve al conseguimento del famoso Diploma del Ministero della Salute per esercitare la professione.

Ma quanti sono i tatuatori che ancora prima di voler farne una professione, sanno già tatuare? La testimonianza che riportiamo di seguito, è quella di Johnny Cobalto. Un illustratore che ci racconta come è arrivato a tenere la sua prima macchinetta in mano e del perché non sia riuscito più a staccarsene.

“Sono Johnny e sono diventato tatuatore per curiosità e per tirare fine mese. La prima spinta me la diede il fatto che alcuni amici si fecero tatuare dei miei disegni. A volte qualcuno mi chiedeva di realizzarne di nuovi da tatuarsi. Mi sentivo un po’ il Principe degli Stronzi a far tatuare dei miei lavori da altra gente, vuoi per “gelosia” e vuoi perché c’avrei potuto guadagnare, quindi chiamai un’amica tatuatrice (Eleonora Rizzi, che tu sia benedetta) e mi lasciai introdurre nel magico mondo dei tatuaggi.

Comprai una macchinetta e della pelle sintetica che buttai dopo 3 minuti e 40 secondi dall’averla scartata. Quindi andai dal macellaio per cercare della cotenna su cui esercitarmi, ma qui a Pioltello son tutti arabi e il maiale te lo sogni. Fortuna vuole che avessi una sorella e quattro amici pronti a immolarsi per la mia arte: il primo tatuaggio toccò per l’appunto a mia sorella, fu una Caporetto.

Mi trovai stranamente quasi subito a mio agio con la macchinetta (ero assistito da una tatuatrice professionista), ma l’idea di stare tatuando una brutta brioche su un polso mi disturbava. Mia sorella optò senza motivo per quel soggetto e abbozzammo il disegno due secondi prima di iniziare a tatuare. Era davvero brutto, ma perlomeno (o purtroppo) riuscii a trasferirlo su pelle abbastanza fedelmente, ero soddisfatto e non deluso. Secondo gli esperti (mi fa troppo ridere scriverlo), non ho riscontrato chissà quali difficoltà per via del fatto che ho sempre lavorato di precisione con rapidografi e tirare linee dritte a mano tutti i santi giorni, a quanto pare, aiuta.

Non c’è stato subito il colpo di fulmine, ma dopo tanti tatuaggi belli/brutti/assurdi/banali mi sono affezionato alla macchinetta. Continuo a preferire carta e pareti ma ogni tanto è bello vedere le persone soffrire, soprattutto se affette da sindrome di Tourette. L’aspetto che più mi mette in difficoltà è il dover pensare al disegno in base alla parte del corpo da tatuare, anche se a volte diventa divertente l’obbligo di deformare i soggetti in pose strane per aggirare un capezzolo o seguire la forma di un muscolo.

Tra i tatuaggi più memorabili della mia brevissima carriera, posso citare una “Torre Velasca attaccata da mostro-coniglio gigante” su polpaccio, un “Mare in tempesta con bestie fari e velieri” su entrambi gli avambracci a 360’ (un parto), un “Gallo con pipa + scritta Amadori” su chiappa. Ce ne sono tanti altri che amo, ma non ho il dono della sintesi e quindi meglio fermarsi qui.

In conclusione, tatuare è bello ma preparare la postazione (pulire, sterilizzare e cazzammazzi) è una gran bella rottura di cabbasisi e soprattutto pazienza e precisione la fan da padroni. Se arrivate dall’universo delle spennellate selvagge e/o delle bombolette, mettetevi il cuore in pace rigà perché la strada e lunga e tortuosa, ma in ogni caso (e questo dipende da voi) gratificante.

Ciao, baci e bacioni”

Alessandra Botto


Commenti: