Il tatuaggio diventa dipendenza? L’analisi al Mojo tattoo studio

by: marzo 5, 2011


mojo tattooE’ possibile che il tatuaggio diventi una dipendenza? Che sia, insomma, come una droga?

E’ una domanda che si sono posti in tanti e alla quale, almeno per il momento, non è stata data ancora una risposta. Il tatuatore manocalzatese Alfredo Raimondi, dello studio Mojo Tattoo, insieme ad uno psicanalista ha intenzione di fare luce su questo mistero. Aprirà le porte del suo studio a chi è tatuato e vorrà attraversare l’esperienza di dire e raccontare cosa si prova a farsi lasciare macchie d’inchiostro sulla pelle. Una sensazione che, a detta di chi un tatuaggio lo ha fatto, non si scorda molto facilmente.

Sono vari i motivi che spingono le persone a tatuarsi: l’edonismo, la voglia di apparire, di abbellire il proprio corpo con un vezzo, la memoria di un particolare momento: tutte queste cose sono intrinseche di un comune denominatore, il dolore. Profondo o lieve che sia, la pratica del tatuaggio provoca dolore. Ed è proprio questo che Raimondi e i suoi collaboratori cercheranno di capire: può il dolore fisico portare assuefazione?

“Credo che i tatuaggi per carattere generale – spiega Mojo – siano parte integrante della cultura dell’uomo e del suo essere. Farsi trafiggere la pelle con un ago è qualcosa che ti resta dentro. Prescindendo da quale sia l’immagine, o lo scritto che una persona intende lasciare su di sé per sempre”.

Tatuarsi è diventata, negli ultimi anni, una vera e propria moda. “Ed è una cosa che non condivido e non condividerò mai. Il tatuaggio è qualcosa che non deve andare di moda. Si tratta di uno stato d’animo trasferito su una parte del corpo, visibile o non visibile. Sono convinto che chi entra nel mio studio per tatuarsi qualcosa alla ‘moda’, come si dice oggi, ne uscirà con idee molto diverse”. Dunque l’ancestralità del metodo diventa il motore: “In assoluto, non si fanno i tatuaggi per essere alla moda. I tatuaggi vengono fatti perché c’è sempre qualcosa da esprimere, da condividere con gli altri e da non far sapere agli altri”.

Diventa quasi un segreto, dunque, capire cosa spinge le persone a tatuarsi. Raimondi è sulla scena mondiale dell’arte tatuatoria da oltre un decennio, ha sempre avuto lo studio a Manocalzati, nonostante abbia girato tutto il mondo esportando un piccolo pezzo dell’arte irpina su tutto il pianeta. “La vera molla che mi spinge a continuare a fare questa professione è il contatto con la gente. Capire cosa cerca chi oltrepassa quella porta per me diventa di vitale importanza”. Di qui la volontà dell’esperimento che sarà avviato il prossimo settembre. Insieme ad uno psicanalisti che si occupa anche di criminologia ci saranno delle sessioni di studio-approfondimento nel laboratorio di via John Ciardi a Manocalzati.

Verranno fatte delle domande a campione a chi è intenzionato a sottoporsi all’esame per capire quali siano le connivenze tra dolore, tatuaggio e assuefazione: “Si parte dall’assunto che chi si fa un tatuaggio, difficilmente ne fa un solo. E’ atipico, infatti, che una persona faccia un solo disegno sulla mia pelle. Si parte con qualcosa di significativo e magari anche molto piccolo per poi arrivare a ricoprire intere parti del proprio corpo. Ecco, vogliamo capire, e la nostra è solo semplice curiosità e voglia di imparare, se il tatuaggio possa dare assuefazione. E’ inspiegabile la voglia di una persona di tatuarsi e tatuarsi, poco dopo aver completato un lavoro sulla propria pelle”. Le sessioni saranno aperte a quanti vorranno partecipare a questo esperimento.

L’intenzione è quella di formulare, successivamente, una relazione sullo studio effettuato e di partecipare alla creazione di una vera e propria teoria. “Non mi è mai piaciuto – e chiude – parlare di cose che non so. E questa è davvero una cosa che non so: non sono ancora riuscito a capire quale sia la molla che scatta nella mente di ogni persona che intende marchiare la pelle, con un tratto, per tutta la vita”. Una viaggio nella conoscenza e nella coscienza delle persone, un’iniziativa di pregio.

Thanks for giving to Mojo and his staff.

Il nano tatuato


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