Tatuaggi e lavoro: un problema generazionale

by: luglio 25, 2013



tatuaggi lavoroAngelica ha un fiore di loto tatuato sul collo, Marta ha una libellula alla base della spina dorsale, Diego, padre rimasto single, ha i nomi dei suoi figli sulla parte superiore del braccio.

Ogni tatuaggio ha un significato particolare, e ogni persona che li possiede gli assegnerà un significato diverso e, anche se sono un particolare importante per definire la propria identità, sul posto di lavoro non è sempre facile mostrarli con disinvoltura.

Questo perché spesso si tende a celarli alla vista per non incorrere in “complicazioni” inutili.

Eppure, da un sondaggio della Pew Research emerge che il 23% degli americani ne possiede uno. Secondo un articolo dell’American Academy of Dermatology circa la metà delle persone tra i 20 e i 30 anni ha almeno un piercing o un tatuaggio; e il numero è in crescita.

Stiamo vivendo una sorta di frattura generazionale.

Ogni generazione infatti trova il modo di distinguersi da quella precedente: la storia ci porta gli esempi della minigonna, dei capelli lunghi, dei dreads, delle acconciature colorate fino ad arrivare al boom di piercing e tatuaggi.

Come ogni svolta generazionale, anche questa viene guardata con sospetto.

Un altro sondaggio svolto su 2000 adulti ha rilevato che circa il 32% associa il tatuaggio a qualche strana forma di “deviazione mentale”.

Questo comporta che le aziende, le banche, gli uffici legali, i panettieri… siano suscettibili alle opinioni dei consumatori e spesso tendono a non rischiare di perdere 1/3 dei potenziali clienti che non vedrebbero di buon occhio un impiegato tatuato.

E questo, i responsabili delle assunzioni, lo sanno bene.

Circa il 31% dei responsabili delle risorse umane ha dichiarato che i tatuaggi visibili hanno un impatto negativo sulla decisione di assunzione o bocciatura.

Perchè?

Semplice!, Perché molto spesso, chi possiede un’azienda che ha bisogno di assumere nuovo personale fa parte della “generazione precedente”.

A questo punto si potrebbe pensare che la politica di assunzione abbia un che di discriminatorio, ma purtroppo non è così: ogni impresa ha diritto, per legge, di seguire un codice di abbigliamento interno che potrebbe escludere piercing e tatuaggi.

Si potrebbe dunque sostenere che un teschio con le ossa incrociate con un pugnale sanguinante conficcato nel cranio possa effettivamente disturbare la vista di qualcuno, mentre una innocua farfalla non dovrebbe “offendere” nessuno…

tatuaggio lavoroE forse è così, ma dal punto di vista della società, stipulare regole basate sul gusto individuale creerebbe solo ulteriori problemi; più facile e sbrigativo mettere al bando tutti.

Sia ben chiaro, non stiamo parlando della totalità dei casi; come ogni aspetto della vita sociale sono fenomeni che presentano (e meno male) innumerevoli eccezioni, che dipendono dalla personalità del datore di lavoro, dal tipo di mansione che si dovrebbe intraprendere, dal livello di contatto con il consumatore finale etc.

Per questo molti tendono a tatuarsi in posti poco visibili o che possono essere facilmente coperti sul posto di lavoro, per altri possedere un tatuaggio è come avere un’identità segreta, per altri ancora, il tatuaggio fa parte esclusivamente della vita privata, e quindi non si pongono il problema di condividerli con tutti.

In conclusione, se decidi di tatuarti, prendi in considerazione la cultura, la società e il codice che essa ti “impone”. Non aspettarti che le politiche aziendali cambino solo perché trovi la loro politica del tutto irrazionale. Non pensare che hai qualcosa di così speciale da offrire loro tanto da indurli a fare un’eccezione.

Viviamo in una società conservatrice ed è buona regola presentarsi ad un colloquio in modo conservativo: se, con il passare del tempo, dimostrerai il tuo valore sul posto di lavoro, probabilmente anche i tuoi tatuaggi saranno più tollerati.

tatoo-lavoro_02Il tempo è dalla tua parte.

Gli atteggiamenti sull’arte del corpo sono in rapida evoluzione, il numero di persone che si tatua è in crescita costante e, fidati: arriveremo presto ad un tempo in cui saranno visti come l’assoluta normalità, fino a quando tu stesso, farai parte della “vecchia generazione” e magari ti troverai a discriminare il giovane apprendista che è venuto nella tua azienda a fare un colloquio con un gatto impagliato che gli spunta dalla spalla perché, ormai, è diventata quella la moda del momento.

E voi cosa ne pensate sul tema dei tatuaggi e lavoro?

 


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